I 5 errori più comuni nel calcolo del Click Through Rate

Click Through Rate

Uno dei parametri essenziali da misurare quando si monitorano i risultati di una campagna marketing è il Click Through Rate.

Si dice che ormai tutto sia a portata di click, dalla ricerca di una notizia all’acquisto di un prodotto, persino il funzionamento di un frigorifero può avvenire tramite un click.

Se per le persone questo gesto è diventato quasi automatico, per i marketers non è qualcosa da sottovalutare, soprattutto se si attua una strategia di performance marketing.

Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta e quali sono gli errori da evitare nel calcolo del CTR.

Che cos’è il CTR?

Il Click Through Rate, in breve CTR, è una metrica fondamentale del performance marketing che permette di misurare l’efficacia di una campagna, a partire dal numero di clic su un link in relazione alle visualizzazioni totali.

Le definizioni di Click Through Rate cambiano a seconda del contesto: su Facebook rappresenta il tasso di clic sul link, mentre su Google indica la percentuale di clic. Nonostante ciò, il calcolo del CTR rimane invariato: (numero di clic / numero di visualizzazioni) x 100

Un esempio? Un annuncio è stato visualizzato 200 volte e ha raggiunto 5 clic, di conseguenza il CTR sarà del 2,5%.

Questo semplice parametro aiuta a comprendere il tasso di conversione di un annuncio pubblicitario, quantificando il rapporto tra gli utenti che hanno effettuato l’azione desiderata (il clic sul link) e il numero totale di persone che hanno visualizzato il contenuto.

Nell’ambito del digital marketing è sempre più importante comprendere la relazione tra la visibilità organica delle proprie campagne e l’interesse che le persone dimostrano attraverso un clic.

Ecco quindi che il calcolo del CTR diventa un fattore imprescindibile da considerare nelle analisi delle performance.

Target audience

5 cose da non fare nel calcolo del CTR

Sulla base di quanto detto prima, calcolare il Click Through Rate sembrerebbe molto semplice e lineare. In realtà non è sempre così e per evitare di sbagliare è necessario considerare l’intero contesto, non solo clic e visualizzazioni. Ecco i 5 errori più comuni da evitare:

  1. Poca chiarezza nel conteggio: quando si monitorano le performance di una campagna si hanno a disposizione moltissimi dati, ma in questi casi vale la regola “less is more” ed è necessario selezionare solo quelli che realmente ci interessano in relazione ai nostri obiettivi;
  2. Ignorare il tempo: il periodo in cui è avvenuto il clic non è da sottovalutare, bisogna quindi monitorare il tempo inteso come durata della visualizzazione e come momento dell’anno in cui è attivo l’annuncio;
  3. Non considerare il target: il CTR deve essere calcolato proprio sulla base del pubblico di riferimento a cui è rivolto l’annuncio, altrimenti si incorre in valutazioni distorte;
  4. Dimenticare il contesto: spesso ci si focalizza solo sull’annuncio in sé, quando si dovrebbe in realtà ampliare la prospettiva e tenere a mente altri fattori come la posizione del link;
  5. Non svolgere test A/B: l’analisi delle performance permette di ottimizzare di volta in volta la campagna, ma prima può essere d’aiuto effettuare dei test con diverse tipologie di annunci per capire fin dall’inizio quale funzionerebbe meglio.

Qual è il valore di un buon CTR?

Non esiste una risposta precisa a questa domanda perché il Click Through Rate è influenzato da diversi aspetti, ad esempio il canale, il target di riferimento, il tempo e soprattutto la tipologia di annuncio.

Il CTR viene infatti misurato in diversi casi: nell’email marketing per valutare il successo di una call to action, nel monitoraggio di una landing page, ma anche per un annuncio sulle pagine dei risultati di ricerca o posizionato sui social media.

Ogni casistica ha una diversa soglia di ciò che è ritenuto un “buon CTR”, ma in generale possiamo dire che il valore del Click Through Rate è elevato quando l’annuncio viene visto dagli utenti come pertinente e interessante.

Il CTR impatta in modo considerevole sul quality score di una campagna marketing e garantisce un buon posizionamento a bassi costi.

La bontà del Click Through Rate dipende anche dal settore in cui si opera, come dimostra una recente ricerca dell’agenzia di marketing WordStream che ha analizzato il CTR medio su Google Ads in 20 contesti di mercato differenti.

Se nell’ambito dei servizi legali il valore medio è di 3,84%, nel settore artistico e dell’intrattenimento raggiunge addirittura il 10,67%.

Quindi un buon CTR per un certo contesto può essere un pessimo risultato per un altro ambito, però nella maggior parte dei casi è possibile affermare che il valore ottimale rientri in un range che va da 4% a 7%.

Questo deve essere accompagnato anche da un buon conversion rate in modo da non spendere in modo eccessivo e da ottenere un ritorno sugli investimenti.

Average Click-Through rate

Come ottimizzare il proprio annuncio?

Dopo aver definito cosa non fare nel calcolo del CTR e quali sono i parametri che ne definiscono la bontà, non resta che scoprire quali accortezze attuare per migliorare il Click Through Rate. Di seguito proponiamo qualche suggerimento:

  • Titolo e testo dell’annuncio ottimizzati: usare delle buone keywords è fondamentale per rendere l’annuncio seo-friendly;
  • Inserire una CTA accattivante: la giusta call to action spinge l’utente a cliccare sul link, aumentando così il CTR;
  • Inserire elementi visivi: immagini e loghi possono essere molto utili per permettere un’immediata comprensione dell’annuncio;
  • Scegliere le piattaforme corrette: bisogna scoprire il canale su cui è più facile intercettare il proprio target audience e puntare maggiormente su di esso.

Come per ogni formula matematica è necessaria una comprensione profonda del contesto in cui applicarla, così per il Click Through Rate c’è bisogno di considerare altre variabili oltre al numero di clic e visualizzazioni.

Una volta messi in atto tutti gli accorgimenti segnalati in precedenza, si è in grado di raggiungere un valore affidabile di CTR che, all’interno di una specifica analisi delle performance, aiuterà a capire quale sia l’annuncio ideale per il proprio target.

Articolo scritto in partnership con JECatt – Junior Enterprise di Università Cattolica.

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