Il 22 maggio 2026, nella nostra sede di Cerea, abbiamo riunito 50 imprenditori e manager per Make It Real #1, il primo evento Square dedicato ad AI e performance per le aziende. Una mattinata sola, dalle 9:30 alle 13:00, con due interventi, due demo dal vivo e un light lunch di networking. Il filo conduttore: portare l’intelligenza artificiale fuori dalle slide e dentro i processi di tutti i giorni. Meno teoria, più strumenti che funzionano lunedì mattina.
Make It Real è il manifesto di Square, e questo evento ne è la prova pratica. Per troppo tempo l’innovazione resta chiusa in una presentazione e non cambia niente nel lavoro reale. Abbiamo provato a fare il contrario: mostrare cosa abbiamo costruito con l’AI per le aziende, con esempi concreti e numeri di tempo e costo. Ecco cosa è emerso.
AI ok, ma cosa me ne faccio in azienda?
Ad aprire la mattinata è stato Nicola Ferrari, marketing manager di Square, con un workshop partito da una domanda secca: “AI ok, ma cosa me ne faccio in azienda?”. È quello che si chiedono quasi tutti gli imprenditori dopo l’entusiasmo iniziale per l’AI, quando passa il momento della demo e resta da capire dove mettere le mani per primo. Il workshop ha lavorato su casi applicabili da subito, con l’obiettivo di far uscire ogni partecipante con almeno un’idea concreta da provare nella propria azienda. Hanno contribuito anche alcuni partner, portando il loro punto di vista sull’adozione dell’AI nei processi aziendali.
Quando la tecnologia si adatta all’azienda
Dopo il workshop, Nicholas Borin, cofounder e general manager di Square, ha ribaltato un’abitudine vecchia di decenni. Per anni adottare tecnologia ha significato una cosa sola: arrivava il software, ERP o CRM o gestionale, e l’azienda doveva cambiare il proprio modo di lavorare per adattarsi a lui. “Da anni aiutiamo aziende a trasformare strategia, marketing e processi in cose che succedono davvero. Negli ultimi mesi abbiamo fatto la stessa cosa con l’AI: meno slide, più strumenti”, ha raccontato Nicholas aprendo l’intervento.
Il punto di partenza è stato un attrito che tutti conoscono. Quante aziende hanno almeno un processo critico che gira ancora su un foglio Excel? In sala si sono alzate parecchie mani. Quello è il sintomo: la tecnologia che non si è mai adattata davvero a come lavora l’azienda. Con l’AI, per la prima volta, la direzione si inverte. Borin lo ha sintetizzato in tre principi.
1. Microtools, non cattedrali nel deserto
Invece di progetti software lunghi mesi o anni, con lock-in tecnologico, costi alti e rischio elevato, con l’AI si costruiscono microtool: strumenti piccoli, pronti in giorni o settimane, senza vincoli, a costo contenuto. Se uno non funziona, lo butti e lo rifai. L’esempio portato sul palco: un tool per gestire l’attrezzatura dei creator, realizzato in 4 ore da 4 persone, che taglia 3.000 euro l’anno di noleggio e riduce confusione ed errori. Poi una demo dal vivo di un MCP per i report di performance, costruito in 16 ore, che fa risparmiare 8 ore al mese per cliente.
2. Bottom-up, non top-down
Chi progetta lo strumento dovrebbe essere chi lo usa. Per due motivi: conosce il problema dall’interno e lo usa davvero, perché è suo e non calato dall’alto. Una persona che si è costruita il proprio strumento ne diventa l’ambasciatore e lo fa adottare al team. Per evitare quello che Borin ha chiamato il “luddismo AI”, il rifiuto della tecnologia, serve staffare budget e tempo per l’esplorazione. È l’approccio che usiamo anche internamente: le stesse persone che esplorano sono quelle che poi innovano.
3. Mappa, connettere i tool agli obiettivi
Un microtool da solo risolve un singolo attrito. Collegato a una mappa, contribuisce a un obiettivo di business. Qui il talk ha ripreso l’idea del flywheel, il volano: dall’attract-engage-delight del marketing al volano dell’intera azienda, dove direzione, operation, marketing e sales si alimentano a vicenda. La seconda demo dal vivo ha mostrato un MCP collegato direttamente al CRM. Non un’integrazione tradizionale, un collegamento nativo: l’AI che parla con il CRM e ne legge i dati in tempo reale.
La chiusura del talk è la frase che si è portato a casa mezza sala: per anni ci siamo adattati ai software, e forse per la prima volta nella storia i software iniziano ad adattarsi a noi.
Tra un intervento e l’altro, i due momenti “Making it real” hanno tenuto il filo tra i contenuti e la realtà operativa delle aziende in sala, chiudendo con una sintesi dei takeaway.
Networking, e poi?
Le idee migliori della giornata sono nate anche fuori dal programma, durante il light lunch. Cinquanta persone che lavorano sugli stessi problemi, sedute allo stesso tavolo, sono una piccola comunità che si è riconosciuta. È esattamente l’effetto che cercavamo: non un evento dove si ascolta e si va a casa, ma un punto di partenza per relazioni e progetti.
Make It Real #1 era il primo. Il numero nel nome è una promessa: ci saranno altre edizioni, con altri casi, altre demo e altri attriti da togliere. Se vuoi esserci alla prossima, o se dopo questo resoconto hai voglia di capire da dove partire con l’AI nella tua azienda, scrivici. Il bello inizia quando un’idea smette di essere una slide.