Al WMF 2026, nella sala Social Advertising, abbiamo raccontato come Pompea ha trasformato TikTok in un canale di vendita vero, eliminando le cuciture tra advertising e acquisto. I numeri del progetto parlano chiaro: 25 milioni di views in 3 mesi dalla partenza del canale, una crescita del profilo di oltre l’800% di follower, e più di 60 referenze vendute tra TikTok Shop e pompea.com. Il talk, dal titolo “No Stress, Just TikTok“, lo hanno tenuto Giovanni Solimeno e Nicola Ferrari di Square il 26 giugno. Qui ripercorriamo cosa abbiamo mostrato sul palco e cosa se ne porta a casa chi fa advertising sui social.
L’idea di partenza è semplice da dire e difficile da fare: su TikTok la vecchia separazione tra “fase di pubblicità” e “fase di acquisto” non funziona più. Più passaggi metti tra il momento in cui una persona scopre un prodotto e quello in cui può comprarlo, più persone perdi. Con Pompea, marchio italiano di intimo e calzetteria, abbiamo lavorato proprio per togliere quei passaggi.
Il caso mostra come una strategia sui social media efficace nasca dall’incontro tra identità del brand, linguaggio della piattaforma e sperimentazione misurabile.
Il problema: le cuciture tra advertising e acquisto
Per anni il funnel sui social ha funzionato a tappe separate. L’annuncio attira l’attenzione, l’utente esce dalla piattaforma, arriva sul sito, naviga, e forse compra. Ogni passaggio è una cucitura, e ogni cucitura perde persone. Su TikTok questo modello scricchiola, perché la piattaforma ha accorciato la strada tra il contenuto che intrattiene e il prodotto che si acquista, fino a integrare l’acquisto dentro l’esperienza con TikTok Shop.
Il punto del talk è questo: quando advertising e acquisto smettono di essere due momenti distinti e diventano un flusso solo, cambia tutto. Cambia il modo di creare i contenuti, il modo di misurare, e il punto in cui avviene la conversione.
Cosa abbiamo fatto con Pompea
Il lavoro è partito dai contenuti. Su TikTok l’estetica da spot tradizionale rende poco: funziona ciò che assomiglia a quello che le persone guardano già, non lo spot calato dall’alto. Abbiamo costruito contenuti pensati per la piattaforma, non adattati da altri canali, e li abbiamo prodotti internamente, dove creatività e performance lavorano sullo stesso tavolo invece di passarsi il lavoro.
In parallelo abbiamo ridotto i passaggi tra lo scroll e il carrello, collegando il contenuto alla possibilità di acquistare subito, sia su TikTok Shop sia sul sito pompea.com. Il risultato è un percorso più corto e coerente, dove il desiderio nato guardando un video può diventare acquisto senza salti inutili.
I numeri che contano
Le visualizzazioni da sole non pagano le fatture, ma quando sono accompagnate da vendite raccontano una storia precisa. Ecco i risultati del progetto Pompea su TikTok, così come li abbiamo presentati al WMF:
– 25 milioni di views in 3 mesi dalla partenza del canale.
– +800% di follower, la crescita del profilo nello stesso periodo.
Il dato interessante non è la singola cifra, ma il legame tra loro: la crescita di pubblico e di attenzione si è tradotta in vendite, perché il percorso dall’annuncio all’acquisto era corto e senza attriti. È la differenza tra fare numeri e fare fatturato.
Cosa portarsi a casa, anche fuori dalla moda
Il caso Pompea è specifico, ma la lezione vale oltre TikTok e oltre il fashion. Tre punti che abbiamo lasciato alla sala.
Il contenuto nativo è il motore. Su TikTok vende ciò che si integra nel modo in cui le persone usano la piattaforma, non ciò che le interrompe. Serve materiale costruito per il canale, non riciclato.
L’acquisto va dentro l’esperienza. Più corto e coerente è il percorso dall’annuncio al carrello, meno persone si perdono. La cucitura da eliminare è proprio il salto tra il desiderio e la possibilità di comprare.
I numeri devono parlare di business. Views e follower hanno senso se si legano a vendite reali. Per questo misuriamo sempre l’attività social su metriche di business, non solo di vanità.
È il senso del nostro Make It Real: rendere reale una strategia che produce risultati, non solo visibilità. Se vuoi capire come applichiamo questo approccio al tuo marchio sui social a pagamento, parliamone.