Agenzia Produzione Foto/Video
Agenzia Produzione Foto/Video
Quello che un preventivo non mostra.
Quando un'azienda cerca un'agenzia di produzione foto e video, di solito riceve tre voci: giorni di ripresa, post-produzione, deliverable finali. Raramente viene spiegato come quelle tre voci si collegano, e cosa determina davvero la resa di una giornata di set.
Questa pagina descrive come lavoriamo, con i numeri delle produzioni che abbiamo effettivamente girato. Non medie di settore, non stime: dati di progetto nostri, raccolti qui perché è qui che servono.
«Foto e video non si acquistano a giornata. Sono il risultato di un processo che inizia settimane prima dell'accensione della prima camera.»
Dal portfolio Square
Produzioni girate con i nostri clienti
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Charcuterie Artisans
La serie Where It Comes From: sette episodi in cinque giorni di ripresa.
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Hellas Verona
Quindici giorni di presidio continuo e cinquecento gigabyte di girato catalogati.
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LKQ RHIAG
Quattro giorni di live coverage a Autopromotec 2025.
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Maxa
Quattro shooting all'anno e il live coverage di MCE Milano.
Dati di progetto
Cosa produce davvero una troupe in cinque giorni di ripresa
Nel 2026 abbiamo girato sette episodi della serie Where It Comes From per Charcuterie Artisans in cinque giorni complessivi, distribuiti su due trasferte. Troupe di due persone, attrezzatura interna. Da quei cinque giorni sono usciti quattordici deliverable: sette versioni lunghe da cinque a otto minuti e sette verticali social da circa sessanta secondi ciascuna.
La resa è 2,8 contenuti finiti per giorno di ripresa. Quel numero non dipende dalla dimensione della troupe. Dipende da quanto è stato deciso prima di partire.
Resa media: 2,8 contenuti finiti per giorno di ripresa
Su serie documentaristica a due camere.
Produzioni pubblicate
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Charcuterie Artisans
Dic. 2025 (Biella)
Giorni di ripresa: 2
Output: 3 episodi
Troupe: 2 persone
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Charcuterie Artisans
Mag. 2026 (6 località, 3 regioni)
Giorni di ripresa: 3
Output: 4 episodi, 12 set diversi
Troupe: 2 persone
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Hellas Verona
12–26 lug. 2026
Giorni di ripresa: 15 consecutivi
Output: 500 GB catalogati, decine di video, 3 amichevoli filmate
Troupe: presidio continuo
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LKQ RHIAG
Autopromotec 2025 (Bologna)
Giorni di ripresa: 4 live coverage
Output: video-interviste Reel, caroselli, copertura Instagram in tempo reale
Troupe: trasferta dedicata
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Maxa
Anno tipo
Giorni di ripresa: 4 shooting + live MCE Milano mar. 2026
Output: video corporate, contenuti originali continuativi
Troupe: crew interna
La trasferta di maggio descrive bene il vincolo reale: quattro episodi in tre giorni, sei località fra Emilia-Romagna, Oltrepò Pavese e Liguria, dodici set e una sola persona davanti alla camera, senza giorni di recupero in mezzo.
Il metodo
La resa dipende dalla scrittura, non dall'attrezzatura
Su Where It Comes From non abbiamo fatto sopralluoghi. I set e il b-roll sono stati decisi a distanza, e il piano di produzione incrocia i tempi di percorrenza reali con la posizione del sole: l'ordine delle scene segue la luce, non la comodità geografica.
Gli episodi non si scrivono come copioni. Si scrivono come strutture di domande: ogni scena ha una domanda numerata, i keypoint che la risposta deve toccare e il tempo entro cui va detta. Chi sta davanti alla camera non recita, risponde.
In ripresa lavoriamo a due camere, una sul campo largo e una sui primi piani, e chiusa la scena parlata i due operatori si dividono sul b-roll già definito nello storyboard.
«A Genova abbiamo girato durante l'Adunata Nazionale degli Alpini, con quattrocentomila persone attese in città. Le scene che richiedevano silenzio erano state pianificate all'alba, settimane prima.»
Questo metodo è proprietario. Riduce le variabili sul campo a un numero gestibile e ci permette di sapere, prima di partire, quante giornate servono e quanti contenuti ne escono.
Due architetture produttive
Il modello opposto: presidio continuo e copertura nel tempo
Su Hellas Verona abbiamo fatto il contrario. Quindici giorni consecutivi di presidio dal 12 al 26 luglio 2026: allenamenti, tre amichevoli, il lavoro individuale, gli spogliatoi, l'Hellas Village. Cinquecento gigabyte di girato catalogati e consegnati al club.
Lì l'obiettivo non era la resa per giornata ma la copertura: un club deve pubblicare ogni giorno per due settimane. Il piano si costruisce sul flusso, non sul singolo deliverable.
Modello usato su Charcuterie Artisans
Trasferta
Ottimizza la resa per giornata. Si progetta a tavolino con un brief preciso, settimane prima.
Modello usato su Hellas Verona
Presidio
Ottimizza la copertura nel tempo. Si progetta sul ritmo di pubblicazione del cliente.
«La scelta tra i due modelli si fa nel brief, prima del preventivo. Se un cliente arriva chiedendo quante giornate servono senza aver definito l'obiettivo, la prima risposta è sempre una domanda, non un numero.»
Un dato da leggere bene
I 500 GB non misurano la produttività
Il volume di girato è un dato di input, non di output. Cinquecento gigabyte dicono quanto materiale è entrato in post-produzione, non quanti contenuti pubblicabili ne sono usciti.
Un ritiro sportivo produce molto girato perché il flusso è continuo e imprevedibile. Una serie documentaristica ne produce poco perché ogni inquadratura è stata decisa prima. Confrontare i due su questa metrica non ha senso, come non ha senso misurare la produttività di una falegnameria dal peso dei trucioli.
Lo stesso ragionamento vale per la dimensione della troupe.
La produzione con la resa più alta per giornata, Charcuterie Artisans, è quella con la troupe più piccola: due persone. La correlazione tra crew grande e alto output non esiste.
Chi usa la dimensione della troupe come argomento di vendita sta descrivendo il proprio costo, non il proprio risultato. Una troupe numerosa ha senso quando crescono le lavorazioni in parallelo: set costruito, luci, styling, talent multipli. Non quando si gira in location con un solo protagonista.
Il metodo MAKE
Come la produzione si inserisce nel metodo
Fotografia, video, design e sviluppo nascono dentro le nostre mura, con quaranta professionisti tra Cerea, Milano e Dubai. La produzione è la fase ACTIVATE del metodo MAKE: si attiva dopo che la fase MAP ha definito l'obiettivo, i formati e il piano di distribuzione.
Questo ordine non è procedurale, è sostanziale. Il numero di giornate, la scelta del modello, la struttura degli episodi: tutto questo esce da MAP e diventa il vincolo su cui si costruisce il piano di ripresa. Un piano di produzione scritto senza un obiettivo di distribuzione è un elenco di giornate, non un progetto.
Esempio: Maxa. Quattro shooting all'anno più il live coverage di MCE Milano rispondono a un piano editoriale definito.
Sappiamo prima quale contenuto serve, in quale formato, per quale canale. Il set è l'ultima fase di un ragionamento che inizia altrove.
Formati
I formati che produciamo e quando ha senso ciascuno
Formato 01
Serie documentaristica di brand
Costruisce riconoscibilità nel tempo. Si produce in più episodi, si distribuisce con cadenza regolare. Richiede un piano editoriale prima del piano di ripresa.
Formato 02
Video corporate o istituzionale
Contenuto singolo con funzione precisa: presentare l'azienda, un prodotto o un processo. Brief stretto, produzione rapida, distribuzione spesso legata a un momento specifico.
Formato 03
Live coverage di eventi
Tempi compressi, regia in tempo reale. Le decisioni editoriali si prendono sul campo mentre il materiale viene già consegnato. La pianificazione pre-evento è critica.
Formato 04
Shooting fotografico
Set controllato, lighting dedicato, tempi di post-produzione prevedibili. Spesso si abbina al video su una stessa giornata per ottimizzare il costo della trasferta.
«La scelta del formato viene prima del preventivo. Chiedere quanto costa una giornata di ripresa senza sapere quale formato si vuole produrre è come chiedere quanto costa un viaggio senza sapere dove si vuole andare.»
In-house vs. esterno
Produzione in-house e agenzia esterna: cosa cambia nella pratica
Quando la produzione è interna all'agenzia, la catena creativa non si spezza. Chi ha lavorato alla strategia e al piano editoriale conosce gli obiettivi di ogni contenuto, e quella conoscenza arriva sul set. Chi gira sa perché sta girando quella scena, non solo come.
Quando si affida la produzione a un fornitore esterno, questa continuità va costruita artificialmente attraverso brief, call di allineamento, revisioni. Non è impossibile, ma aggiunge un livello di traduzione tra strategia ed esecuzione. Ogni traduzione introduce margini di errore.
Il vantaggio reale dell'in-house non è il costo. È la coerenza: lo stesso metodo che ha definito l'obiettivo guida anche l'esecuzione.
Su produzioni complesse e continuative, come un piano editoriale annuale o una serie multi-episodio, quella coerenza vale più di qualsiasi risparmio sulla singola giornata.
Come leggere un preventivo
I limiti di questi dati
La resa di 2,8 deliverable per giornata vale per un formato preciso: serie documentaristica a due camere, un solo protagonista in campo, interviste in location reale. Non è trasferibile a uno spot con cast multiplo, a un set in studio con styling, o a una produzione con effetti in post-produzione complessi. Il calcolo deriva da due trasferte. È un dato di progetto, non una statistica.
Un preventivo che non esplicita il formato, il numero di scene, il modello di produzione e la struttura dei deliverable non è un preventivo: è un'offerta di ore. Le ore sono il mezzo, non il risultato.
Le quattro domande da fare a qualunque agenzia
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Quante giornate di ripresa stai prevedendo e su che base?
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Quanti deliverable finali escono da quelle giornate?
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Come viene gestito il piano di post-produzione?
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Cosa succede se in fase di ripresa emerge un contenuto non previsto in brief?
«Le risposte a quelle domande dicono molto più del prezzo.»
FAQ