Un utente di Reddit racconta di aver speso più di 5.000 euro in pubblicità per ricavarne due clienti. La chiama una lezione dolorosa. Sotto il suo post, in un thread di r/digital_marketing su cosa odiano i clienti delle agenzie, decine di persone scrivono la stessa cosa con parole diverse. Promesse gonfiate, budget bruciato, e quando i risultati non arrivano la colpa è dei cookie, di Apple, di Google, di chiunque tranne l’agenzia.
Abbiamo letto tutto il thread. La lista delle lamentele la conoscevamo, ma un commento in mezzo agli altri dice una cosa più precisa di tutte, e merita di essere il punto di partenza.
Il numero del report non è il numero in cassa
Un utente che lavora nel tracking nota una cosa che gli altri saltano: le conversioni dichiarate dalla piattaforma pubblicitaria e il fatturato reale che arriva sul gestionale sono quasi sempre due numeri diversi. Così un’agenzia può sembrare bravissima nel report mentre il conto in banca racconta un’altra storia. La sua mossa è stata costruirsi un tracking indipendente che legava la spesa al fatturato vero, e da lì ogni conversazione con l’agenzia è cambiata.
Aveva ragione, e questo è il lavoro che facciamo prima di tutto il resto.
Costruiamo la fonte di verità, anche quando ci espone
Su un cliente abbiamo riconciliato i dati GA4 con quelli di Shopify fino a farli combaciare al centesimo. Non è un vezzo tecnico. Significa che quando diciamo “questo fatturato arriva da organico” parliamo di un numero che regge il confronto con la cassa, non di una stima generata dalla piattaforma che gioca a nostro favore.
È un lavoro che ci espone, ed è il punto. Se i nostri numeri devono combaciare con il gestionale del cliente, non possiamo nasconderci dietro le metriche di vanità. È la stessa logica del commento di Reddit, applicata dal lato dell’agenzia: ti diamo la fonte di verità invece di tenercela per controllare il racconto.
“Danno la colpa a Apple, ai cookie, a chiunque”
Nel thread torna spesso. L’agenzia promette troppo, consegna poco, e quando si tratta di spiegare perché punta il dito altrove. Cookie, iOS, l’algoritmo, il mercato.
Alcune di queste cose sono reali, il tracking nel 2026 è davvero più difficile di cinque anni fa. Ma c’è differenza tra spiegare un limite e usarlo come alibi. Il calo di traffico informativo dagli AI Overview di Google, per dire, non è meteo, è un cambiamento di mercato che si vede arrivare da due anni. La risposta è spostare i contenuti su query a più alto intento e costruire una strategia perché il cliente compaia dentro la risposta AI, non lamentarsi che Google ha cambiato le regole.
“Vendono soluzioni tecniche che non capiscono”
Un altro utente, sempre dal mondo analytics, lo dice senza giri: troppe agenzie vendono soluzioni tecniche che non padroneggiano davvero. In riunione sembrano convincenti, il cliente non ha gli strumenti per distinguere la vera competenza dalla buona chiacchiera, e poi arrivano i problemi.
Il problema diventa concreto in un altro commento. Un’azienda assume un’agenzia per gli annunci Google, per una settimana intera i prodotti risultano non disponibili agli occhi di Google, e l’agenzia si limita a girare la documentazione dicendo “sistematelo voi”. A scoprire che il feed dati ereditato dall’agenzia precedente era sbagliato è stata l’agenzia SEO, non quella che gestiva gli annunci.
Quel feed è il Merchant Center, ed è esattamente il tipo di controllo che un’agenzia seria fa prima di dichiarare che dalla sua parte è tutto a posto. Gli audit di compliance sul Merchant Center sono lavoro di base, non un extra. Se vendi gestione Google Shopping devi sapere leggere il feed prodotti, altrimenti stai vendendo qualcosa che non sai far funzionare.
“Il senior vende, il junior consegna”
Due utenti, uno con quindici anni tra agenzie e clienti, descrivono lo stesso trucco. L’agenzia manda il professionista esperto a vendere la strategia, poi passa il cliente a un team junior per l’esecuzione, e lo standard crolla. Uno racconta di team gonfiati dove l’esperto in slide è pagato il minimo e gestisce venti clienti in parallelo.
Su questo la nostra scelta è semplice: chi conosce l’account ci resta. Le persone senior non spariscono dopo la firma. Non perché siamo generosi, ma perché il cliente se ne accorge entro il secondo mese, e il secondo mese è il punto esatto in cui, come scrive un altro utente del thread, la maggior parte delle relazioni inizia a rompersi. Le agenzie ottimizzano per acquisire clienti e investono poco sull’esperienza dopo la vendita. Il divario tra la presentazione e quello che il cliente vive davvero è dove tutto si incrina.
Output contro risultati
Il commento più lucido sul piano strategico arriva da chi nota il disallineamento di fondo. Quasi tutte le agenzie vendono output, contenuti, annunci, report, invece di risultati, pipeline, visibilità, fatturato. Così il cliente aspetta due o tre mesi per dei “traguardi” che non muovono i ricavi, perché l’agenzia sta ottimizzando classifiche e impression, non domanda catturata.
Per questo partiamo dalle domande scomode prima di proporre attività, con il nostro metodo MAKE. A chi parliamo, con quale messaggio, perché qualcuno dovrebbe scegliere questo cliente e non il concorrente che costa meno. Il calendario editoriale arriva dopo, ed è la conseguenza della strategia, non la strategia travestita.
La strategia di marketing deve partire anche dai numeri: obiettivi, capacità commerciale, valore del cliente e sostenibilità degli investimenti.
L’artefatto che dimostra che stai guardando
C’è un’ultima idea nel thread che vale la pena rubare. Un utente racconta cosa ha cambiato di più nella sua fidelizzazione: dare al cliente un artefatto concreto e ricorrente che dimostra che stai prestando attenzione per suo conto. Anche solo una nota settimanale su cosa hanno cambiato i suoi tre concorrenti principali e cosa stai facendo di conseguenza. Quando il valore è leggibile, dice, la relazione passa da “hai fatto i compiti” a “stai monitorando il mio mercato al posto mio”.
È la differenza tra una dashboard viva e un PDF mensile. Il PDF fotografa un mese già finito e arriva quando non puoi più intervenire. La dashboard mostra i numeri quando il cliente vuole guardarli, e gli toglie il bisogno di chiederci come va. Il silenzio, nel thread, è quello che il cliente riempie di ansia. Un dato visibile lo riempie di fiducia.
Cosa chiediamo a noi stessi
Rileggendo il thread, la cosa che colpisce è quanto poco chiedano i clienti. Non vogliono un’agenzia infallibile. Vogliono poter vedere come stanno le cose senza doverlo strappare, numeri che combaciano con la cassa, un report onesto anche nei mesi storti, qualcuno che risponde invece di sparire.
È una barra umana, e proviamo a tenerla ogni giorno. Non sempre ci riusciamo al primo colpo, lo diciamo senza problemi. Ma è lì che per noi si gioca tutto: nella fiducia di chi ci ha scelto, non nel report più bello da mostrare. E quella fiducia si costruisce piano, una conversazione difficile alla volta.
Se qualcosa di tutto questo ti ha fatto annuire, ci farebbe piacere conoscerti. Senza fretta, e senza promesse gonfiate.
Qui il thread originale “I problemi più grandi con le agenzie di marketing”