4 Lug 2026 - Digital Marketing

GEO: come farsi trovare quando a rispondere è l’AI. Cosa ci siamo detti nel webinar

GEO: come farsi trovare quando a rispondere è l’AI. Cosa ci siamo detti nel webinar

Lo scorso 3 luglio abbiamo tenuto un webinar sulla GEO, la Generative Engine Optimization, davanti a decine di partecipanti collegati. Il tema era una domanda che riguarda ogni azienda con un sito: esisti ancora, quando a rispondere non è più una lista di link ma l’AI? Il dato di partenza dice tutto: nel 2026 il 68% delle ricerche su Google negli Stati Uniti si chiude senza un clic, la macchina risponde in cima e la persona spesso non arriva mai al sito. La conseguenza è che il lavoro sulla visibilità cambia scopo: non basta più posizionarsi, bisogna essere la fonte che l’AI cita e la persona sceglie. In questo articolo ripercorriamo i cinque punti del webinar, con i dati e le fonti che abbiamo mostrato.

Il clic è diventato opzionale

La prima cosa da guardare in faccia è lo scenario. Meno di una ricerca su tre porta ancora un clic a un sito. Secondo l’analisi di SparkToro sul clickstream di Similarweb, siamo al 68% di ricerche senza clic, con una crescita di 7,5 punti in 24 mesi, il record del decennio. Dove compare l’AI Overview di Google, il click-through può calare fino al 60%.

Il punto interessante è la traiettoria. Nel 2016 lo zero-click era al 45%, nel 2019 al 49%, nel 2024 al 60%, oggi al 68%. La curva non rallenta. E attenzione alla causa: non è l’AI Mode di Google a portarci qui, visto che pesa ancora una frazione minima delle ricerche. È un decennio di funzioni che tengono le persone dentro Google, più una quota crescente di ricerche che avviene fuori dai motori, su social, shop e assistenti AI. La ricerca non muore, cambia casa.

Da qui la prima conseguenza pratica: la SEO non porta più traffico come prima, ma porta due cose che valgono ancora. Essere la fonte citata, cioè pubblicare pagine chiare e corrette da cui la macchina prende i fatti, e catturare l’alta intenzione, cioè le ricerche branded, locali e transazionali che convertono e arrivano ancora al sito.

Quali contenuti l’AI riprende

Il secondo punto risponde alla domanda che tutti si fanno: cosa sceglie l’AI quando costruisce una risposta? La prima risposta spiazza: l’AI si fida di chi non sei tu. Le fonti privilegiate sono spesso di terze parti. Come mostra il lavoro di Lily Ray, crescono le citazioni da community come Reddit sulle query di tipo “best”, restano centrali le testate autorevoli come Forbes, ed entra spesso il video di YouTube. Vengono raccomandati i brand con autorità affermata, citazioni di terzi e un profilo link solido.

C’è poi un’analisi che abbiamo trovato illuminante. Cyrus Shepard di Zyppy ha studiato oltre 400 siti vincenti e perdenti e ha isolato cinque tratti di chi continua a vincere i clic: offre un prodotto o un servizio, possiede asset proprietari, resta focalizzato su una nicchia, ha un brand riconoscibile e fa completare un’azione. Quest’ultimo tratto compare nell’84% dei siti vincenti contro il 50% dei perdenti. Un solo tratto vince il 15% delle volte, ma con quattro o cinque si arriva al 68-70%: i tratti si sommano.

Ne esce il nuovo lavoro del contenuto: essere la fonte di cui la macchina si fida. Come dice Claire Taylor su Search Engine Land, “l’esperienza è il differenziatore più difendibile rimasto nella disciplina”. Vince la ricerca originale e i dati tuoi, ciò che l’AI non può sintetizzare da sola. Perdono i listicle auto-celebrativi, citati ma raramente scelti, e il contenuto generico: se lo può generare chiunque, rankarlo vale poco.

Misurare la presenza, non solo il traffico

Se il clic non è più il punteggio, va cambiato il modo di misurare. Il terzo punto del webinar sposta l’attenzione dal traffico alla presenza. Le metriche che contano diventano le ricerche branded, cioè chi ti cerca per nome, le citazioni AI, cioè quante volte compari nelle risposte, lo share of voice rispetto ai competitor, e la crescita di un’audience tua fatta di email e community. L’approccio è un cruscotto di correlazione nel tempo, non un’attribuzione al singolo clic.

In pratica si tracciano cose concrete con strumenti concreti: le ricerche branded su Search Console e Google Trends, le citazioni e menzioni AI con test di prompt su ChatGPT e Perplexity e strumenti di brand monitoring, il traffico da fonti AI su GA4, l’effetto brand guardando direct e branded nel tempo. Un dato di Adobe del 2026 aiuta a capire perché conviene: il traffico proveniente da fonti AI cresce di circa il 400% su base annua e converte circa il 42% meglio.

Il motivo lo abbiamo riassunto così: la macchina consiglia, la persona decide. Chi arriva da un assistente AI è più in fondo al funnel. Tre persone su quattro usano l’AI per ricerca e acquisti, una su tre decide l’acquisto da sé dopo essersi fatta filtrare le opzioni, e la conversione di chi arriva dall’AI è più alta del 42% rispetto al traffico non-AI. Quando l’agente ti manda qualcuno, quel qualcuno è già pronto a comprare.

I primi interventi su un sito già online

Il quarto punto è il più operativo. Le fondamenta restano: SEO tecnica, pagine ottimizzate e contenuti ben briefati un tempo erano gran parte del lavoro, oggi sono il pavimento. Senza, tutto ciò che sta sopra non regge. Ma sopra le fondamenta si spostano tempo e budget su quattro leve: far riconoscere il brand come entità su tutto il web, pubblicare ricerca originale e dati che solo tu hai, curare distribuzione e PR per mettere i contenuti davanti alle persone giuste, e progettare i contenuti per essere citati dall’AI, non solo cliccati.

Per coordinare queste leve in un piano coerente, può essere utile affidarsi a un percorso di AI consultancy che colleghi strategia, contenuti, dati e priorità operative.

Da qui la checklist GEO che abbiamo lasciato ai partecipanti, da mettere a terra subito su un sito già online:

  1. Rispondi in chiaro, con risposte dirette, dati e fonti citabili in pagina.
  2. Struttura i dati, con markup ed entità coerenti su sito, schede e profili.
  3. Fai completare un’azione, con calcolatori, prenotazioni, configuratori, non solo testo.
  4. Pubblica confronti onesti, pagine di comparazione vere e non listicle su te stesso.
  5. Costruisci earned media, cioè presenza su Reddit, forum, testate e recensioni di terzi.
  6. Possiedi il pubblico, con email, community e dati di prima parte.
  7. Monitora le risposte AI, verificando se compari quando l’utente chiede all’AI del tuo settore.

Quando la ricerca diventa agentica

L’ultimo punto guarda avanti. La direzione, raccontata anche da WIRED nel 2026, è una ricerca che agisce al posto tuo: iper-personalizzata e automatica, fatta di agenti che cercano e completano azioni per l’utente. Oggi l’AI Mode di Google pesa lo 0,33% delle ricerche, una quota piccola ma in crescita rapida. Quando sarà l’agente a scegliere, conterà essere riconoscibili.

Cosa significa per un brand, in concreto: diventare un’entità, cioè un nome che persone e macchine cercano e riconoscono; possedere ciò che si può possedere, email, community e dati di prima parte che nessuna piattaforma può togliere; e scommettere sul comportamento delle persone, non sull’hype, perché continueranno a farsi filtrare e consigliare.

Le cinque cose da portare a casa

In chiusura abbiamo riassunto tutto in cinque punti:

  1. Il clic è opzionale. Il 68% delle ricerche si chiude senza clic, e non torna indietro.
  2. Citato non vuol dire scelto. Nel 69% dei casi la fonte citata non viene raccomandata.
  3. Vince chi fa completare un’azione e ha un brand riconoscibile.
  4. Misura la presenza, non solo il traffico: ricerche branded, citazioni AI, share of voice.
  5. Prima le fondamenta, poi entità e distribuzione. Il lavoro che conta è cambiato.

Tre domande per continuare il ragionamento anche dopo il webinar: compari quando i tuoi clienti chiedono all’AI del tuo settore? Quale azione fa completare il tuo sito, oltre a informare? Cosa possiedi che nessuna piattaforma può toglierti? Se vuoi rispondere a queste domande sul tuo sito, parliamone.

Domande frequenti

Cos’è la GEO (Generative Engine Optimization)? È il lavoro di rendere un brand e i suoi contenuti facili da citare e raccomandare per i motori generativi e gli assistenti AI come ChatGPT, Perplexity e gli AI Overview di Google. L’obiettivo non è solo posizionarsi tra i link, ma entrare nella risposta che l’AI costruisce.

Qual è la differenza tra SEO e GEO? La SEO punta a posizionare una pagina nei risultati di ricerca per portare clic. La GEO punta a far sì che il brand venga citato e raccomandato dentro le risposte generate dall’AI, dove spesso il clic non avviene. Le fondamenta SEO restano necessarie, ma non bastano più da sole.

Come faccio a sapere se il mio brand compare nelle risposte AI? Testando prompt reali su ChatGPT e Perplexity per le query del tuo settore, monitorando le ricerche branded su Search Console e Google Trends, e usando strumenti di brand monitoring. Si guarda la presenza nel tempo, non il singolo clic.

Il traffico dall’AI converte davvero meglio? Secondo i dati Adobe del 2026 citati nel webinar, il traffico da fonti AI cresce di circa il 400% su base annua e converte circa il 42% meglio del traffico non-AI, perché chi arriva è già più avanti nella decisione d’acquisto.

Da dove si parte su un sito già online? Dalle fondamenta SEO, poi dalla checklist GEO: risposte chiare e citabili, dati strutturati, azioni da completare, confronti onesti, earned media, pubblico di proprietà e monitoraggio delle risposte AI.


Nicola Ferrari

Nicola Ferrari

Marketing Manager

Digital Marketing Strategist e docente presso corsi universitari e master executive, segue da più di 15 anni progetti e brand a livello nazionale e internazionale con un’attenzione specifica su performance e approcci omnichannel.

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